LA GUERRA SEGRETA DEL MAGGIORE
GEORGE SCOVELL
IL CAPO DEI SERVIZI DI ‘INTELLIGENCE’ DEL DUCA DI WELLINGTON
(por
Marco Leofrigio)
La lunga lotta nella penisola iberica (1808-1813) fu condotta con successo dagli
inglesi con gli alleati portoghesi e spagnoli grazie anche all’apporto
sconosciuto o quasi del Maggiore George Scovell. Quest’ultimo diresse (per usare
il linguaggio corrente) il servizio di intelligence del Duca di Wellington,
apportando con la sua ‘guerra segreta’ il contributo più importante per la
sconfitta delle armate napoleoniche in quella che Napoleone definì la ‘mia
ulcera spagnola’.
Il Maggiore Scovell è una figura interessantissima:
uomo meticoloso e scrupoloso fino all’eccesso, con notevole conoscenza della
lingua francese, italiana e spagnola, affascinato dall’arte dei codici segreti e
dalle tecniche e metodi di cifratura e decifratura dei messaggi.
Sarà anche l’ideatore del corpo delle Guide, disegnatore di mappe,
riorganizzatore del servizio postale portoghese, dei servizi di comunicazione
militari e il ‘padre’ del primo nucleo della Polizia Militare, lo Staff Cavalry.
Scovell già a capo dello staff del Generale Moore deceduto durante la tragica
ritirata durante la prima spedizione del 1809, proprio raccogliendo importanti
informazioni sugli inseguitori francesi farà evitare l’intrappolamento dell’
esercito britannico, permettendone il reimbarco presso La Coruna.
Il Generale Arthur Wellesley, poi duca di Wellington, lo nomina Deputy Assistant
del Quartiermastro Generale una carica in apparenza modesta ma che sarà l’inizio
invece della sua carriera di decifratore dei codici segreti francesi.
In questa veste forma le Army’s Guide il reparto dell’ armata britannica che
assieme ai partigiani spagnoli e ad alcune insospettabili spie otterrà il grande
risultato di costituire con queste eterogenee forze un validissimo servizio di
intelligence.
Scovell ricopre il ruolo di responsabile dell’ intelligence dell’armata anglo-portoghese:
il suo reparto assembla svizzeri, italiani, portoghesi e disertori spagnoli: il
compito della ‘banda di Scovell’ è consegnare i dispacci del quartier generale a
tutti i reparti dell’armata anglo-portoghese.
Ma se da una lato questa unità ad hoc migliora le comunicazioni dall’altro si
dedica all’ attività di cattura dei dispacci francesi tra il Portogallo e la
Spagna: Scovell crea un temibile servizio di intercettazione dei dispacci in
possesso dei corrieri francesi e dei loro collaboratori spagnoli, gli
‘afrancesados’.
Con un lavoro costante di oltre un anno si costruisce una validissima rete di
informatori che garantisce ottiene un flusso continuo di informazioni grazie
alla costruzione di ottime relazioni con la ‘guerilla’ spagnola, basandosi su
pagamenti in denaro, raccolta informazioni dai portoghesi, dai guerriglieri
spagnoli e dai civili spagnoli.
Inoltre gli inglesi si appoggeranno anche a spie di alto livello come il Rettore
del Collegio Irlandese a Salamanca – il 70enne Padre Curtis - , il quale
frequentando gli ambenti civili e militari della città spagnola, sita in una
felice posizione geografica, sarà per un certo periodo una validissima fonte
informativa.
Nel maggio 1811 il Generale Massena viene sostituito dal più capace Marmont,
questi era molto competente e ottimo organizzatore, e difatti per prima cosa
riorganizza totalmente tutto il sistema di comunicazioni delle armate francesi.
Introduce il codice cifrato noto come ‘Le Petit Chiffre’ che si basa su una
tavola di cifratura di 150 numeri a cui corrispondono dei gruppi di lettere e
delle parole. Il testo cifrato che si otteneva era in genere di 30 o al massimo
50 numeri, ma ciò non rappresenta un grande ostacolo dato che solo la parte più
importanti dei messaggi veniva cifrata mentre la restante parte (in genere la
parte iniziale e finale) era lasciata in chiaro.
Questa modalità però agevola il lavoro di Scovell, dato che la conoscenza del
contesto è uno dei punti di attacco fondamentali da cui partire nell’analisi di
un qualsiasi testo cifrato.
I francesi stavano radunando una forza di oltre 60.000 soldati mentre Wellington
ne aveva soli 46.000 di cui 29.000 britannici e quindi l’ottenere il vantaggio
sul versante informativo gli poteva far recuperare il divario di forze e difatti
il lavoro degli uomini diretti da Scovell diventerà decisivo per le sorti
inglesi.
A rafforzare la rete di spie arriva il valido gruppo di guerriglieri spagnoli al
comando di Don Julian Sanchez (250 uomini a cavallo e 500 a piedi) che dal 1811
vengono aggregati alle Guide di Scovell, potenziando in modo decisivo ‘gli occhi
e le orecchie’ del servizio informativo.
Così facendo Scovell crea un reparto con le stesse attitudini che ben coordinate
diventeranno una forza organizzata e aggressiva.
Le comunicazioni francesi però continuano a essere insicure ed allora il
Generale Marmont, nel 1812, decide di elevare il livello di sicurezza
introducendo tra i suoi comandi divisionali il ‘Grand Chiffre’.
‘Le Grand Chiffre’ si basava su una codifica di 1200 numeri per la cifratura che
producevano una lunghezza media di ben 150 numeri nei messaggi !!
E come funzionava?
Era composto di 2 tavole: una di cifratura composta da una serie di 1200 numeri
(es. 568=novembre, 642=voi, 648=Cartagena, ecc.) e l’altra di decifratura.
Ideato nel 1750, al tempo dei Borboni, come codice diplomatico al massimo
livello per il Ministero degli Esteri venne adattato per le esigenze operative
della penisola iberica, aggiungendo ulteriori 200 numeri.
E’ evidente che passare da soli 150 del ‘Petit’ ai 1400 del ‘Grand’ si aumentano
moltissimo le possibili permutazioni e combinazioni, rese più complicate anche
dall’uso di numeri fittizi nella parte di testo in codice.
Facciamo un solo esempio: con il ‘Petit’ il nome della città di Seville (Siviglia)
corrispondeva ad un solo numero, con il ‘Grand’ viene cifrato con ben quattro
numeri (la parola veniva suddivisa in questo modo: se.v.il.le )
A questo punto gli alti comandi francesi ritengono di aver fatto il passo
decisivo nella sicurezza delle comunicazioni nella vasta e insidiosa penisola
iberica.
Ma non sanno che il maggiore Scovell può fare affidamento sulla preziosa copia
del volume ‘Crittografia o l’Arte della Decifrazione’ di David Arnold Conradus,
quest’ultimo, probabilmente un monaco, si era dedicato a lunghi studi sulle
principali lingue europee dai quali aveva ricavato questo volume zeppo di
principi e regole per chi desiderava dedicarsi all’arte della decifrazione.
L’approccio di Conradus è ben noto e studiato da tutti coloro che progettano i
codici, si punta a rendere sempre più complicati i cifrari delle cancellerie
delle Monarchie Europee proprio per ‘resistere’ appunto alle regole e
proposizioni indicate dal Conradus e così fanno anche i francesi con il ‘Grand
Chiffre’.
Nell’inverno 1812 Scovell va all’attacco del ‘Grand Chiffre’ ma senza grandi
risultati. Poi il primo vero successo giunge all’ inizio dell’ importante azione
su Salamanca: la cattura da parte dell’efficiente ‘guerrilla’ spagnola di un
gruppo di lettere datato 1 maggio 1812 da cui salta fuori una breve lettera del
Generale Dorsenne scritta in chiaro ma di cui Scovell possiede però la versione
cifrata !!
E’ indubbio l’aiuto che viene da questo colpo di fortuna, la lettera è la base
per iniziare l’attacco al ‘Grand Chiffre’ e soprattutto rivela anche se
parzialmente
a Wellington la strategia dei comandi francesi.
Così la decifrazione anche se parziale di queste lettere permise di mettere in
chiaro altri pezzi del codice segreto, fornendo nuovi elementi per migliorare la
comprensione delle lettere catturate in precedenza.
Il suo prezioso blocco di appunti si arricchisce di una tabella in cui
sistematizza la decifrazione numeri e parole in base al significato fino a quel
momento scoperto, associando via via i numeri ai termini dedotti con certezza.
E’ illuminante dare qualche informazione sul metodo seguito da Scovell nel
decifrare la lettera del Generale Jardet, sempre recuperata nello stesso plico:
per scrivere la lettera vengono utilizzati un centinaio di numeri, alcuni sono
fittizi, altri sono ripetuti agevolando il lavoro di Scovell che basa
sull’analisi delle frequenze (una delle regole del Conradus); così facendo
identifica una serie di numeri/lettere ricorrenti: il numero 13 ricorre
venticinque volte e scopre che è il termine de (il da italiano) , il 210 compare
tredici volte, il 413 dodici, il 2 nove volte. Egli forte della sua eccellente
conoscenza della lingua francese suppone subito che vi sia in questo gruppo di
numeri così frequenti la congiunzione ‘et’ (la più utilizzata nella lingua
francese) e ci azzecca, infatti corrisponderà al numero 210.
Un’ inatteso aiuto giunge dal guanto di sfida lanciato dallo stesso Marmont,
egli decide di provocare il suo avversario inglese ponendo deliberatamente in
chiaro dei brani di messaggi rivolti a ‘chiunque’ li avessi letti, proprio
perché sapeva che qualcuna delle lettere sarebbe stata sicuramente catturata dai
partigiani spagnoli e consegnata ai britannici.
Infatti nella prima missiva con questi ‘messaggi speciali’ per il suo avversario
Wellington dichiarava che non sarebbe stato per nulla intimorito da un’azione
offensiva inglese in territorio spagnolo.
Ma poi Marmont viene forse preso da una smania di comunicazione indiretta con
Wellington fornendo inevitabilmente utili elementi, come nel caso della campagna
di Salamanca egli comunicherà ‘en clair’ che intende accrescere la sua armata
prima di affrontare gli inglesi da 30.000 a oltre 50.000 uomini.
Subito dopo la presa di Salamanca Wellington chiede aiuto ai decifratori a
Londra (aiuto che arriverà in ritardo e sarà non paragonabile ai progressi di
Scovell), nel frattempo Scovell all’interno della famosa Università spagnola può
lavorare per la prima volta in condizioni ottimali studiando e ristudiando tutti
i dispacci catturati e la sua famosa tabella raggiunge le 450 numeri/termini
decifrate a fronte dei 1400 costituenti il codice: in sostanza il trenta per
cento del ‘Grand Chiffre’ era diventato leggibile, un notevole risultato dato
era stato condotto da una sola persona.
Nella prosecuzione della campagna Marmont prende l’iniziativa e ritiene di
ricacciare gli inglesi in Portogallo ma Wellington con abili mosse atte a
mascherare le sue vere intenzioni lo attira a sud di Salamanca il 22 luglio 1812
su un terreno già prescelto come sua abitudine e batte rovinosamente i francesi.
La vittoria oltre alle indubbie capacità tattiche di Wellington fu anche merito
di Scovell: la raccolta informazioni permise di conoscere l’entità delle forze
di Marmont e soprattutto che i rinforzi francesi non sarebbero arrivati in
tempo.
Con la battaglia di Salamanca gli inglesi si aprono la strada per la conquista
di tutta la penisola, cosa che avverrà nel 1813 con l’abile campagna di
movimento condotta da Wellington che culminerà nella sconfitta definitiva delle
truppe napoleoniche a Vitoria.
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